L’illuminante tema di uno studente

A cura della redazione

Leggiamo sul web questo scritto, un tema delle superiori, che ha come titolo “L’idea di cultura”. Lo abbiamo trovato interessante per quello che porta come messaggio, l’atteggiamento consigliato, e verificare se così la vita cambia da “subita” a “vissuta”. Buona lettura.


L’idea di cultura

Antonio Gramsci

“L’idea di cultura rimane tale solo se non messa in pratica e, ancor meglio, condivisa”. Ecco, vorrei iniziare con questo aforisma personale, frutto dell’esperienza fin qui raccolta dopo cinquantatrè anni passati a calpestare il suolo di questo splendido pianeta, ottima palestra e laboratorio allo stesso tempo, dove ci si allena e si lavora. Apprezzo le affermazioni di Antonio Gramsci, sono pregne della volontà di leggere nel termine “cultura”, applicato all’essere umano, l’idea di colui che nulla tralascia e dà il meglio di sé in ciò che fa e cerca.

Una prima riflessione mi sorge al leggere le ultime frasi sulla cultura: “È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri.”

Il mio parere sta nella semantica del primo periodo dove avrei scritto: “È organizzazione, disciplinata dal proprio io interiore.

L’io interiore sa cos’è la disciplina, la dirige e la governa sotto forma di “voce della coscienza”, il nostro grillo parlante interno, che conosce le regole che muovono l’universo nel quale siamo calati. Negli anni, passati a studiare psicologia gnostica, l’argomento “coscienza” riportava sempre alla voce narrante interiore, colei che si esprime a sensazioni, talmente tangibili che quasi parlano con soave voce potente, una  lingua universale giudicante per il proprio bene, con il fine di costruire l’anima e rendere l’uomo brillante. Non per niente l’uomo colto, non borioso, non saccente, rifulge tra le tenebre dell’ignoranza ed è faro per coloro che, a loro volta, cercano la luce.

Non discostandomi troppo dalle opinioni di Gramsci, l’idea di cultura, che la mia persona si è fatta negli anni, è quel bagaglio di conoscenze teoriche, pratiche e umanistiche che compongono, nell’insieme, l’essere umano maturo. Di tale cittadino non può che avvantaggiarsene l’intera società, come cellula sana e viva del corpo dell’umanità.

La cultura ci dà l’opportunità di essere responsabili, il cui etimo riporta a “essere in grado di rispondere”, soprattutto a se stessi. Solo se si è preparati si affronta con successo un esame scolastico; e come a scuola, così nella vita di tutti i giorni, siamo chiamati ad esami continui ai quali nessuno sfugge. Anzi, più si sfuggono, più loro si presentano dinanzi a noi con maggior forza, quasi a rimarcare che non vi è altra alternativa che crescere . Chi li fugge li chiama “problemi”, chi li affronta, e a volte li chiede, li chiama “opportunità”. Questo è l’atteggiamento di chi ha fatto suo un certo modo di vivere, che ammiro, mettendosi sempre in discussione, mettendosi sempre in gioco, spingendosi oltre, chiedendo sempre di più, conscio che chiedere presuppone il dare (premio di valore, uguale grande sforzo), mai sazio di sapere, come un bambino, alle prime luci del mondo, vive di meraviglia. Come può un tale individuo non essere brillante?

L’altra affermazione che vorrei discutere riguarda la Coscienza superiore. Ella è per me un modo di guardare da una posizione più elevata, si vede più lontano, lungimiranti, e nello stesso tempo sempre più in profondità in sé stessi, a conoscere le proprie entità interiori, non sempre benevole e angeliche, fautrici del nostro destino fino a quando non diveniamo cocchieri della nostra carrozza. Ma senza cultura mai potremo trovare le redini e nemmeno renderci conto di essere a bordo, guidati, spesso e volentieri, da un conducente che conduce a destini infelici.

Voglio inoltre fare notare come anche i due temi successivi, sulla povertà e sulla tifoseria, non possono prescindere dalla cultura. Ho prova su di me che, chiunque coltivi il suo giardino e faccia bella la sua anima, sia sempre nella posizione di chi ha tanto da dare, attraendo, così, verso sé, condizioni che gli permettono di vivere una vita decorosa, lontana da stereotipi tanto cari a coloro che del dominio del divide et impera ne hanno fatto vessillo per soggiogare le masse, ponendo l’una contro le altre per distrarle dal proprio obiettivo più elevato: la conoscenza di sé, dell’universo e degli Dei.

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