Il mondo che vorrei

A cura di Andrea Pilati

Il tempo è più veloce e la nostra mente molto lenta, al punto che arranca a fatica tra le pieghe del tempo senza rendersi conto che il lassismo della pseudo tranquillità che ci viene proposta, ci pone in una condizione di attenuazione delle reazioni dello spirito, quelle reazioni che, due anni fa, avevano fatto sì che nascessero delle proposte di risoluzione alla situazione che stavamo vivendo. Ora abbiamo fatto in modo di lasciare libero spazio alla mente, la quale vive di lassismo e minor sforzo. Per opportunismo, forse? Di quelle soluzioni non ne sentiamo più il bisogno?

Reintegrati i medici con il sangue ancora vergine dal nocivo siero, vinte alcune cause contro le vessazioni ai ribelli verso la chimica di Big Pharma, pare che l’esercito dei richiedenti giustizia abbia finalmente vinto la sua lotta. Ma per ottenere cosa? Per ottenere che nulla sia cambiato nella loro comune vita sociale, quella vissuta fino a due anni a questa parte.

Ma siamo proprio sicuri che nulla sia cambiato? Cioè, fatemi capire… Un gruppo di psicopatici al Governo dell’intero pianeta avrebbe speso ingenti somme in tutto il mondo per comprare giornali, giornalisti, editori ed emittenti televisive, corrotto medici e magistrati compiacienti, nonché alte cariche delle forze dell’ordine per poi lasciare che tutto tornasse come prima? A me questa storia proprio non regge…

Facciamoci alcune domande: ma come vivevo fino al 2020? Com’era la mia situazione economica? Quante infrastrutture di telecomunicazione sono state installate a mia insaputa? Quali limitazioni ho ORA? Quanto spendo ORA? Quanto guadagno ORA? Perché non sono state tolte le protezioni divisorie in plexiglass in farmacie e uffici pubblici? Perché si continua con la campagna vaccinale e non ne sono stati dismessi i centri (l’iniezione si può ancora fare addirittura in banca)? Siamo proprio sicuri che il nuovo governo italiano stia smantellando l’impalcatura della emergenza sanitaria? Ricordiamo quello che il Drago ha affermato in una delle sue tante conferenze stampa proprio su questa infrastruttura sanitaria emergenziale… Crediamo proprio che il fatto che il nuovo esecutivo abbia volontà di alzare il tetto al contante, di togliere il bollettino COVID dai giornali, di integrare i medici senza siero, sia una decisione sua e non arrivi invece da Loro?

Andare a trovare le risposte a mio parere è tempo perso, proprio quello che Loro vogliono; essendo il tempo uguale a denaro si comprende perché vogliano metterci in un labirinto di congetture dove, una volta trovata una risposta, subito ci propongono un’altra domanda. Che astuti, non c’è che dire…

Detto ciò cos’altro potremmo fare noi, quale scelta intelligente?

Circa un anno e mezzo fa, il 26 giugno del 2021, abbiamo lanciato una proposta, accolta da una cinquantina di persone: quella di formare un gruppo nutrito di partecipanti al progetto “Talenti in autarchia” (questo il nome scelto) affinché si potesse creare un embrione di nuova società basata sulla cooperazione, sulla condivisione, sull’aiuto reciproco. Nel progetto venivano considerati i talenti dei partecipanti e le proprie professionalità, se non coincidenti.

Il gruppo è arrivato a quasi trecento iscritti; non è stata fondata alcuna associazione o comitato perché abbiamo percepito che il Sistema avrebbe potuto facilmente colpire qualunque forma giuridica ad esso sottostante, per cui, mantenere un basso profilo, avrebbe aiutato noi tutti a muoverci in totale anonimato. Ed è stata una scelta vincente.

Il progetto vedeva la suddivisione in vari comparti interdipendenti, utili al funzionamento di questa nuova società.Visto le varie potenzialità in campo, abbiamo così suddiviso il gruppo.

Così c’era chi si proponeva per il comparto “sanitario”, per quello “didattico”, per le professionalità generali nel comparto “attività”, per il comparto “alimentazione”, con la cura di orti per auto produzione alimentare e la collaborazione con il GAS locale, per il comparto “arte” che comprendeva oltre alle arti classiche anche quelle marziali, per il comparto “ricettività”, con B&B realtà paritetiche e per il comparto “tecnico” con professionalità come manutentori, elettricisti, grafici, videomaker, ecc…

Tutto questo andava coordinato ma soprattutto compreso nei più profondi dettagli. Una volta al mese ci si riuniva e i relatori proponevano i vari nuovi progetti e l’avanzamento di quelli già in essere. Abbiamo creato connessioni che hanno poi prodotto collaborazioni in campo artistico, olistico, sanitario, di assistenza, in campo musicale (in uno di questi incontri abbiamo anche presentato un breve concerto), in campo alimentare, con nuovi associati al GAS. È stata aperta una realtà didattica per bambini dai sei ai dodici anni, un giro preferenziale di attività che hanno visto arrivare nuovi clienti.

Ma il nocciolo di tutto avrebbe dovuto essere la crescita di coscienza di ogni singolo individuo che, nella immaginazione del promotore, avrebbe prodotto quello che esprime la parola africana “ubuntu” dove ognuno aiuta l’altro, se indietro, a raggiungere una posizione più avanzata, in un insieme collaborativo e non più competitivo e comparativo. Nessun vagone al traino ma solo locomotive; tutti sullo stesso gommone ma tutti a remare, nella stessa direzione.

Più volte è stato ribadito che ci si doveva immaginare su di un isola deserta, con tutto da ricostruire dove, non esistendo supermercati, ci si doveva risolvere i problemi in altro modo, stimolando così anche l’intelligenza e l’arguzia, doti di non poco conto.

A chiudere il cerchio ci voleva l’ultimo anello, il denaro; abbiamo così adottato una moneta complementare, accuratamente scelta tra tante proposte nel panorama italiano (occorre stare attenti e rimanere in linea nella forma giuridica presente nel Paese in cui si opera; uno scrupolo per mettere in pratica il progetto ma in forma protettiva per tutti coloro che la usano, soprattutto le partite iva), scegliendo lo SCEC; la motivazione la si trova nelle domande/caratteristiche scritte nell’articolo dedicato alle monete complementari.

Ecco, questo è il mondo che vorrei dove, come una colonia di formiche, come uno stormo di stornelli, come un’insieme di cellule, ognuno opera dando il meglio di sé, con buone intenzioni, in concordia con l’intento del progetto, accantonando i propri personalismi, sacrificando i propri arrivismi, collaborando con il vicino, coltivando l’entusiasmo, servendosi della mente ma sapendola anche mettere da parte, proponendo propri progetti e attività con la medesima finalità. Quella di vincere nel piccolo dando, come conseguenza, un esempio anche ad altri che altro non potrebbero fare che replicare il modello. Un insieme di individui capaci di condividere una visione coerente con chi l’ha inizialmente proposta, fidandosi anche un poco di chi la guida per il semplice fatto che è più informato e non più intelligente.

Accadeva un anno e mezzo fa, poi le buone intenzioni si sono palesate come inquinate da tutto ciò che fa parte della vecchia società, quella alla quale i parecipanti dichiaravano di non volerne più fare parte; ma i fatti danno torto o ragione. E allora c’è stato chi si è addormentato e si è allontanato, senza dire “grazie”, chi ha rubato, chi ha voluto dividere, polemizzare, sterilmente criticare fino a proporre internamente addirittura un’altra moneta, in antitesi con la proposta del fondatore del progetto. Avvilente il livello umano che si è manifestato. Ma sono i tempi in cui viviamo, quelli in cui tutto, ma proprio tutto, viene svelato, in tempi brevi, molto brevi.

Ora è tempo di riflessione, di attesa; lo scrivente, non percependo più la spinta iniziale che il 26 giungo 2021 ha fatto accendere i motori, ha deciso che occorre attendere una nuova esigenza. Avverrà, non ci vorrà molto. Ma il setaccio è stato passato e ci si ritroverà tra coloro che avranno voluto raffinarsi e saranno riusciti a oltrepassarne le maglie.


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