VITA DA MACRÒFAGO; una storia vera…

A cura di Andrea Pilati

Estratto dal libro “Il mondo dentro, per cambiare il mondo fuori


VITA DA MACRÒFAGO
(Così in alto, così in basso; così nel grande, così nel piccolo… molto piccolo)

Salve, sono Amelio, un macròfago.
Mi occupo di preservare la comunità di cellule da attacchi di altri microrganismi (ci chiamate così noi che siamo micro rispetto a voi, sebbene io sia macro rispetto ad altri… ma, lasciamo stare, è solo una questione di relatività).
Il mio compito consiste nell’inglobare e disgregare elementi nocivi che si trovano dentro questo involucro che lì fuori chiami “corpo”. Io nemmeno so di cosa si parli, non lo vedo nella sua interezza ma mi fido di te e faccio solo quello che mi comanda l’energia vitale che ti anima. La chiami Anima, no?

Vado in giro per il sangue carico di questa tua intenzione e faccio ciò che la tua intenzione comanda. Sì, proprio così, esattamente come tu fai con gli atteggiamenti negativi, e soprattutto con i pensieri pessimisti. Se li segui ti senti giù e ti scarichi, come fa una batteria con poca energia. Ed io, anzi noi che siamo qualche milione, mica pochi eh, agiamo conformemente a come tu stai. Andiamo in simbiosi diretta ed anche noi, scarichi e demotivati come te, lasciamo che questi pensieri, che ti ostini a chiamare “virus”, prendano il sopravvento e si manifesti, in una zona precisa del corpo, quella che tu chiami “malattia”.


Ma io non decido, eh, decidi tu. E io, anzi noi, eseguiamo. Facciamo tutti così noi del sistema immunitario; ho parlato con un globulo bianco e me lo ha confermato.
E la stessa cosa succede quando sei influenzato da fattori esterni con i quali vai in conflitto, perdendo la battaglia. Tu, lì fuori, la chiami appunto “influenza”. Mica per altro…
E lo sapevi che andava così, che ti ammalavi; lo sapevi che era meglio collaborare con l’evento piuttosto che dargli contro. Ma io sono solo un macròfago che disgrega gli eventi avversi solo se tu lo vuoi, così come fa quel grande organo che chiami “stomaco” disgregando il cibo, senza pietà. Poi, nemmeno so cos’è la pietà… io eseguo il mio compito perché è la mia natura, sono nato per quello e quello faccio fino in fondo, senza chiedermi se sia bene o sia male. Quello lo decidi tu, io eseguo e mi conformo a ciò che tu sei.
Ma, mentre io disgrego come difensore immunitario, lui, lo stomaco, disgrega per assimilare il cibo; o almeno così mi han detto. Strana cosa fa; se rende il cibo simile alla nostra chimica si vede che quello che entra è totalmente diverso e va scomposto, selezionato e scartato; povero colon, che compito ingrato.
Però sono solo mie fantasticazioni, non so se poi al colon dà tanto fastidio preparare tutta quella roba da espellere. D’altro canto è il suo compito e qui nessuno si chiede se è giusto o sbagliato e nessuno guarda l’altro con un moto d’invidia per il compito che ha, oppure dall’alto al basso perché il suo è più “pulito” di quello di altri organi. Semplicemente facciamo quello che è a noi preposto, collaborando naturalmente gli uni con gli altri, e lo facciamo dando il meglio di te. Siamo una bella comunità insomma, ci vogliamo bene. E tu ti vuoi bene? Guarda che noi ne risentiamo, eh!
L’unica cosa certa è che io agisco in proporzione alla carica elettromagnetica che mi dà la tua intenzione e più è forte la tua intenzione più efficace ed efficiente sono io. Io e gli altri naturalmente. Quanto più domini la tua parte oscura, quella che, debilitandoci, crea quelle cose che tu lì fuori chiami “malattia”, più noi saremo vitali, proprio come te.
Sappi che, te lo ripeto, perché io abbia efficacia nelle mie azioni, occorre che tu ti voglia bene, che tu sia ottimista, allegro.
La scienza medica ha confermato che l’allegria, l’assenza di preoccupazioni e l’atteggiamento ottimista rendono l’individuo più resistente alle malattie perché il suo sistema immunitario, di cui io, modestamente, faccio parte, è più efficiente ed efficace. Come faccio a saperlo? Me lo hanno detto le cellule cerebrali. Devono averlo letto da qualche parte…1
Prima ho menzionato il colon perché gli ho parlato; passavo di lì e mi ha confidato che, più la sua funzione è agevolata dalla qualità del cibo introdotto e dal tuo atteggiamento pacifico e spensierato, più serotonina emette; un po’ come ringraziamento da parte sua e premio per te. E la cosa ti rende felice… La serotonina, mi dice lei, è, insieme alla dopamina, l’ormone della felicità. Lo sapevi?2
Ma per arrivare a questo bisogna che tu scelga accuratamente il cibo da introdurre e soprattutto le emozioni da evitare, quelle pesanti intendo, perché anche loro, come il cibo, sono difficili da digerire. E le emozioni esterne colpiscono principalmente la bocca dello stomaco e se sono pesanti è come se lui ricevesse un pugno. Mica gli piace, sai! E poi con tutto questo stress diventa acido e non gli si può parlare, e la sua acidità si riversa in tutto il tratto digerente 3 condizionando l’intestino, il tuo secondo cervello.
“Che il cibo sia la tua medicina e la medicina il tuo cibo” diceva Ippocrate, il padre della scienza medica. Grand’uomo quello…
Come puoi essere lucido e sereno se per via del cibo e delle preoccupazioni l’apparato gastro-intestinale è nel pallone? Come può il colon secernere la serotonina? Come puoi essere felice se sei preoccupato o stressato, e il cervello secernere la dopamina?
In questo ambito curare solo l’alimentazione a nulla serve se non è il prodotto della tua Intelligenza. Così come comprendi che frequentare certi ambiti è deleterio per la tua Anima, che è collegata alle cellule cardiache e cerebrali, così comprendi che selezionare le impressioni è la prima fonte di nutrimento, collegata a sua volta all’apparato digerente.
Non ti aspettavi sapessi tante cose, vero? Ma, sai, qui dentro le cose si vedo meglio perché accadono prima che tu te ne accorga. I miei colleghi ed io interveniamo prima che la cosa sfugga di mano e tu percepisca la malattia.
Gli scienziati lì fuori stanno sbagliando tutto, sai? Sì, perché credono che per indurti degli stati di pace debbano introdurti nel corpo le sostanze che mancano. Li chiamano “psicofarmaci” e tu, che ti abitui ad essi, non ti sforzi neanche più di cercare pace perché te la danno loro. È esattamente come non allenare un muscolo, che con il tempo deperisce. Per allenarlo non servono gli anabolizzanti, occorre volontà. Ah, quando parlo di psicofarmaci non parlo solo di pillole ma intendo tutto ciò che ti dà dipendenza e momentanea, illusiva felicità, quindi anche i soldi, o il cibo…
E pensare che lì fuori quei pazzi sono arrivati ad impiantare microchip in certe zone del cervello per indurre la sensazione di gioia in coloro che sono depressi. E se si scarica la pila? Già me li vedo, emuli di quella pellicola dove il ragionier Fantozzi soffriva di climaterio e sotto la doccia era preda di altalenanti stati euforici e depressivi.
Quel microchip per me è solo un interruttore che rende simili a robot. Mah, sarà che sono all’antica, ma io ‘ste cose proprio non le vedo.
Qui dentro, te lo confermo, è tutto il contrario perché noi esistiamo e reagiamo solo se tu reagisci; ed esisti nel momento in cui reagisci. Un corpo inanimato non reagisce più e non è necessario che sia morto. Basta che sia depresso chi lo indossa.
È così; se sei moralmente scarico anche noi del sistema immunitario diventiamo meno efficaci; e il tuo corpo si ammala.
Non te lo dico io, come vedi te lo dice il corpo. “Mens sana in corpore sano”…
Lo stesso capita quando sei giù e non hai voglia di reagire alle condizioni esterne. Le chiami “avversità” no? E noi cosa possiamo fare se non la tua volontà? Anche noi diventiamo svogliati, lenti nel reagire.
Vuoi una prova? Proprio ieri mi sono messo a parlare con uno spermatozoo. Era frustrato perché non riusciva a comprendere come voi lì fuori non arrivate a capire che lui e gli altri trecento milioni come lui altri non sono che piccoli esseri umani di sesso maschile con la potenzialità di corpo fisico una volta accoppiato con l’ovulo. Quest’ultimo è un piccolo essere umano di sesso femminile.
“…come nel grande, così nel piccolo”
Ho saputo che anche loro subiscono la stessa sorte dei maschi del mondo esterno. Mi diceva: “Quando uno di noi esce per incontrare l’ovulo si sente un po’ come Christofer Lambert nel film Highlander. Si sente echeggiare una voce “Ne resterà solo uno!” e difatti è l’ovulo che sceglie chi di noi è il più adatto. Gli altri li snobba. E noi siamo tanto forti, motivati ed efficaci nella procreazione quanto il proprietario del corpo nel quale alloggiamo.”
Parlare con lui mi ha chiarito molte cose e anch’io mi sono posto alcune domande: ma davvero lì fuori è la femmina che attrae il maschio e lo sceglie nonostante quest’ultimo creda di essere lui il seduttore? Roba da non credere…
E poi mi chiedevo: trecento milioni di spermatozoi, tutti dentro ai testicoli. Ma come fanno a starci? Saranno tutti pigiati, peggio dei giapponesi in metropolitana!
Come vedi anche altre forme di vita qui dentro risentono del tuo livello energetico. Poco entusiasmo uguale a poca vita.
Non dimenticare che andiamo in simbiosi; siamo direttamente dipendenti dalle tue intenzioni, sai? Io e tutte le cellule che compongono quello che tu chiami “corpo”. Questa intenzione noi la chiamiamo “campo di collegamento cellulare”; quello che tu li fuori chiami “campo morfico”.
Quindi mi permetto un consiglio: coltiva e rafforza la tua intenzione e qui nessuno si farà male.
Sono Amelio, un macròfago…
Ora vado, è arrivato un batterio malintenzionato. Come lo chiami tu? Ah, già, problema…


NOTE:

1 Fonte: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/07/14/lormone-della-felicita-e-il-comandante-delle-difese-immunitarie_20f492f6-76c4-45b1-a972-e37e65bacc24.html

2 Fonti: https://www.huffingtonpost.com/thai-nguyen/hacking-into-your-happy-c_b_6007660.html

3 https://microbioma.it/gastroenterologia/colon-irritabile-e-microbiota-ricerca-getta-nuova-luce-sul-ruolo-della-serotonina/


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