La nuova anomala normalità

A cura di Andrea Pilati

Non sentite in bocca uno strano gusto di amarognolo misto ad acido, simile a quello che si provava nel “testare” se le batterie da 12V o 9V fossero cariche? Eh, bei tempi… Con quelle batterie grandi come un pacchetto di sigarette o come un accendino… Sembra di parlare del paleozoico, ormai.

Ecco, quel gusto lì, intriso di una sensazione di allarme sommesso, come se dovesse accadere qualcosa di grave e di strano, allo stesso tempo. E, in aggiunta, un’altra sensazione più profonda, come se si vivesse attorniati di personaggi teatrali che recitano facendo finta che tutto vada bene, ma che, in fondo, non credono molto alla loro parte; e recitano pure maluccio.

E nel frattempo la “nuova normalità” si fa strada tra le pieghe, neanche a dirlo, della sQuola (già che ci siamo cambiamo anche il modo di scriverla tanto la grammatica è andata a farsi benedire).

Quella che vedete qui di fianco è la pubblicità di un evento intitolato “OPPORTUNITÀ E RISCHI DELL’ESPERIENZA SOCIAL DEI NOSTRI FIGLI”. Il grassetto è voluto.

Un evento “gratuito” (ma ricordiamo che anche nelle trappole per topi il formaggio è gratis) rivolto ai genitori.

Notate qualcosa non congruo?

Dopo anni di DAD, prevista anni prima da strutture informatiche già predisposte (quandosidiceilcaso), ecco apparire un corso finanziato dalla Regione per mettere al riparo i giovani dalla vita digitale. E come avviene la fruizione di tale corso per i genitori?

Un aiutino? Non lo avete trovato tra le pieghe della grafica?

No, non c’entra il papà con il figlio nel marsupio, suvvia, malpensanti…


Ceduto? Allora vi aiuto io, dai.

Ecco, questa è la parte “interessante”, quella che ha incuriosito prima e allarmato dopo, sia me che la mia compagna, madre di tre figli, due dei quali in età di scuole superiori (superiori?). Questa iniziativa le è giunta tramite una chat scolastica, con decine di genitori iscritti, che potenzialmente avrebbero dovuto leggerla; e la cosa che più ci ha stupito è che nessuno, a quanto pare, si è accorto della modalità di partecipazione e, se mai qualcuno se ne fosse accorto, non è saltato sulla sedia al notare tanta banalizzazione e assurdità, tale distorsione con il messaggio, tale dissonanza cognitiva.

L’educazione e l’informazione, fatta così, manca del coinvolgimento empatico che solo una presenza dal vivo può dare e il messaggio, quindi, non può passare in tutto il suo contenuto. Ma, “the last but not least”, la cosa più importante è l’esempio che i ragazzi, in questo modo, prenderanno dai genitori. In questa modalità on-line loro stessi si sentiranno maggiormente rassicurati e ancor di più legittimati ad usare gli strumenti informatici. Loro, adolescenti come anche noi lo siamo stati, così deboli nella loro arroganza, così ancora poco equilibrati, sia emozionalmente sia logicamente, coperti dal paravento di un monitor o di uno schermo di pochi pollici, non potranno di certo essere redarguiti da un genitore con un “guarda che passi troppo tempo sullo smartphone” dopo che egli stesso ha passato sessioni di due ore per volta a parlare allo schermo di un PC.

Che vogliano adolescentizzare gli adulti?

Sembra tutto così sospeso, quasi in attesa del colpo finale, quello che metta realmente fine a tutto per un vero, nuovo, inizio…


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